Aggiornamento 2016

febbraio 19, 2016 § Lascia un commento

Gli anni passati qui o sul mio blog personale ho scritto piccoli aggiornamenti sulle nostre attività al tavolo da gioco, eccomi qui dopo mesi per un breve riassunto che serve probabilmente più che a voi :D.

Qui sul blog dei Discepoli avevo ipotizzato di scrivere alcuni articoli a tema Greyhawk, ambientazione classica ma che non ha, parebbe, ottenuto molta visibilità qui in Italia almeno, dalla chiusura ufficiale della linea con l’arrivo della terza edizione di D&D (seppure di quando in quando è stata rispolverata sui numeri digitali di Dragon). Ce ne sono un paio quasi pronti, in bozza almeno :D. In questi articoli parlo di regioni e luoghi precisi di Greyhawk ma non mi voglio limitare ad aree geografiche (parlerei anche di peronalità, organizzazioni, materiale “apocrifo” ecc. ditemi un po’ se vi interessa qualcosa di particolare.

Il problema è che ultimamente sto un po’ scarico sul fronte GDR. Abbiamo ripreso un mesetto fa la lunghissima campagna di Vento e Fiamme (sempre Greyhawk) che però ha visto uno stop dopo giusto un paio di sessioni nel 2016. L’idea per il futuro è quella di tagliare tantissimo sulle side quest e di andare al sodo concentrandoci solo sulla/e “main”. Secondo i miei calcoli a gennaio siamo arrivati alla fine del secondo arco (su cinque) in diversi anni di gioco. Siccome è ora di cominciare a tirar le fila, mi ripropongo di chiudere il terzo entro il 2016.

In parallelo sta avanzando anche Age of Worms, arrivata alla 3 parte. L’ho adattata per la 5E e ha come protagonisti NPC di Vento e Fiamme che sono anche PC storici di due giocatori. Si tiene contemporaneamente all’altra campagna per cui si sono diversi scambi di informazioni tra le due (nonché un imminente scambio di personaggi). Ovviamente parte delle avventure sono state riscritte per includere il background storico dell’ambientazione ecc.

Altra carne al fuoco

Innanzitutto m’è passato per la mente di girare qualche video per YouTube. Ne ho pubblicati un paio (ce ne sarà un terzo) su un software che uso molto spesso ultimamente: Realm Works.

Non è escluso che ne farò altri. Su quali argomenti non ho ancora idee ben chiare ma ovviamente si parlerà di GDR.

Altri sistemi

Siccome sono in periodo di ricarica ma non voglio abbandonare il tavolo da gioco ho voluto rispolverare il vecchio sistema delle one shot, ovvero alternare piccole avventure autoconclusive da portare a termine in un numero ridotto di sedute per testare anche nuovi regolamenti e ambientazioni.

Day of the Destroyer (di Scott Bennie, Champions)

Avventura per Champions (scritta per 4E, giocata con 5E con conseguente cambio di anno e setting) e giocata da due soli giocatori – questo perchè Champions è Champions e cuoricini vari ecc. ecc. Voglio sempre avere un’avventura che usi Hero System di backup, sia essa super-eroistica, fantasy, sci-fi o altro.

Mad God’s Key (di Jason Buhlman, DnD5E)

Avventurina ambientata a Greyhawk con sistema D&D 5E e conclusasi con un quasi-TPK. Il nano guerriero s’è stabilizzato sulle rive di un lago sotterraneo in mezzo ai corpi degli amici fatti a pezzi da scheletri animati. Svegliatosi, se l’è data giustamente a gambe.

Aetas Corintia (Savage Worlds)

Un amico ha scritto qualhe miliardo di pagine per un’ambientazione ucronica/steampunk ambientata a fine ‘800 chiamata Aetas Corintia e ci ha chiesto di fare il playtest. In particolare siccome il sistema per cui è stata scritta è Savage Worlds, per lo più stiamo testando il sistema di gioco. Lo conoscevo in parte, finora mi pare veloce e funzionale, snello come molti dei sistemi di nuova generazione. E’ possibile che vedrete il setting anche pubblicato ufficialmente qui in Italia, il materiale che abbiamo visto è tanto.

Le ventiquattrore (?)

E poi ci saranno le due solite 24h. Ancora non si è discusso di cosa-quando, ma l’appuntamento è immancabile. Nel caso posterò foto/videoz qui 😀

Altro

Ho voglia di tornare un po’ al crunch di Pathfinder anche se so già che ne sarò disgustato in tempo record, però d’altronde anche la panna montata mi fa lo stesso effetto. Due cucchiai e poi ho la nausea. Però non significa che non mi faccia gola di quando in quando, ecco. In particolare siccome ho praticamente tutto lo scibile su Rise of the Runelords compresa la versione deluxe, carte, dadi, minis/pawn ecc. e m’è tornata voglia di usare Hero Lab e Realm Works in maniera spinta, per me questo è anche terreno per un buono stress test. Come verrebbe un’avventura di questo tipo giocata con tutti i crismi e tutti gli accessori immaginabili? Vedremo, vedremo.

Oltre a questo, se non mi nauseo subito con Pathfinder, potrei considerare di provare la prima avventura di qualche altra Adventure Path (Wrath of the Righteous e i mythic tier o Jade Regent) o addirittura riprendere Forgotten Realms (forse con AD&D stavolta?), o una one shot in Planescape o Dark Sun (magari con Hero?) che sono due setting che ho molto amato in passato.

Ancora non ho idee chiare per il dopo. Può anche darsi che mi torni l’energia e che riprenda la campagna di Greyhawk. Per quest’anno lasciamo tutto al caso. Vedremo, vedremo.

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DnD: la sfida dei 30 giorni parte 14

luglio 22, 2013 § 1 Commento

Day 14: PNG Preferito

The Savage Frontier

The Savage Frontier

Ahhh qui entriamo in un vastissimo mondo di scelte!

Parlando di Forgotten Realms, i miei antagonisti preferiti sono sicuramente:

Wulgreth, il lich che richiamò i diavoli in Hellgate Keep e con una storia editoriale abbastanza convoluta, legata a un vecchio RPG chiamato Dragonquest. Fu incorporato per la prima volta nei FR da Paul Jaquays nel mio supplemento preferito, FR5 The Savage Frontier. Quel manuale è semplicemente zeppo di spunti e idee, e la storia di Wulgreth è forse la più oscura di queste. Fu ripresa in un primo momento nel box Netheril e poi MOLTO malamente ripresa nella terza edizione con il manuale Lost Empires of Faerûn. Ultimamente ho letto un romanzo della serie Return of the Archwizards dove finalmente hanno dato un po di dignità a questa storia, il romanzo è un po’ legnoso, ma nel complesso è frutto di buona ricerca.

Lord Manshoon, marocchinizzato nella terza edizione, ma nella prima era davvero un personaggio spaventoso, detentore di discreto potere magico ma soprattutto un genio tattico in grado di tenere sotto controllo la più grande associazione criminale di Faerun. E non parliamo delle risorse di cui dispone!

Sempre in Forgotten Realms, e nello specifico nelle terre di Bloodstone, ho sempre adorato i tre mostruosi campioni del male – Banak il sacerdote di Orcus, Timoshenko il generale guerriero macellaio, e il gelido Knellict l’arcimago. E ovviamente, l’ex mago rosso di Thay e uno dei maghi più potenti della storia – Zhengyi il Re-Stregone di Vaasa. Certo sono legati a un ciclo temporale preciso, ma li trovo particolarmente iconici.

Se parliamo di Greyhawk, è ovvio che l’antagonista per eccellenza sia Iuz, ma ci sono diversi NPC che potrei citare nelle mie preferenze, se devo citarne un paio direi il Mago della Valle e Artur Jakartai di Crystalreach. Ma anche Ivid V, l’Imperatore Folle. E tanti altri, in realtà.

DnD: la sfida dei 30 giorni parte 6

luglio 14, 2013 § 1 Commento

Divinità preferita

Orcus Dragon 42 Tom Lockwood

Così su due piedi, direi Orcus.

Parlare di divinità di D&D però è una questione che richiedere un po’ di precisione. Se prendiamo per valido che Greyhawk sia l’ambientazione di base di D&D, le mie divinità preferite sono probabilmente i Demon Lord e i vari Dukes of Hell del monster manual (Orcus, Juiblex, Demogorgon ecc.), volendo anche le due grandi Slaad del Fiend Folio (Ygorl e Ssendam) e alcune divinità-demoni come Yeenoghu degli gnoll. Se non consideriamo queste come divinità al 100% sempre rimanendo in tema Greyhawk direi Incabulos, Cyndor, Raxivort, Tharizdun/Elder Elemental God, Mellifleur ma anche Gruumsh, Yurtrus e Bahgtru degli orchi. In Forgotten Realms mi piaceva moltissimo Myrkul su tutti. Se consideriamo anche il Deities and Demigods le divinità norrene e finlandesi hanno tutte il loro fascino e le ho incorporate nella mia campagna sin da subito. Sempre su Greyhawk citerei tutti i vari dèi minori come Heward, Keoghtom o il Cat Lord, che erano davvero il sale dell’ambientazione.

Fuori da D&D, Khorne e Nurgle di Warhammer (sia il fantasy che 40k) hanno sicuramente precedenza.

DnD: la sfida dei 30 giorni parte 4

luglio 12, 2013 § 2 commenti

Mondo di gioco preferito

La traduzione corretta del punto (Favorite Gameworld) potrebbe essere più appropriatamente “Ambientazione preferita”, ma ho preferito mantenere questa sfumatura.

Inanzitutto, per rispondere a questa domanda bisogna considerare il fattore storico, siccome ho avuto diverse preferenze nel corso degli anni. A parte i primissimi mesi di gioco in cui il setting delle nostre partite era assolutamente neutro (più avanti venni a sapere che il mondo di “Uno Sguardo Nel Buio” si chiamava Dere, quello di “D&D” Mystara, quello de “I Signori Del Caos” Arret e così via) la prima ambientazione pubblicata che mi colpì fu Forgotten Realms (e il Champions Universe per quanto riguarda il supereroistico).

Il mio approccio ai Forgotten Realms risale al periodo che va dal 1987 (data di pubblicazione della scatola grigia) al 1989 (data di pubblicazione della seconda edizione di AD&D). Ricordo difatti che per un lungo periodo frustai i manualetti della scatola grigia e una serie di splendidi supplementi FR che ne seguirono l’immediata pubblicazione. E’ già stato detto altrove ma vorrei ribadirlo – i Forgotten Realms dei primi anni, quelli vergati solo dalla mano Ed Greenwood sui suddetti manuali e negli articoli di Dragon, non hanno NULLA a che vedere con i Forgotten Realms come li conosciamo oggi. Non si tratta solo di una questione di arricchimento del mondo, ma di “flavor”. Il retrogusto di FR quarta edizione non ha nulla a che vedere con quello di quelle prime pubblicazioni. Il FR di Greenwood era un posto misterioso, estremamente “weird” al confine con la fiaba. Un mondo spezzettato e imprevedibile pieno di segreti antichi da svelare, un ibrido di Storia Infinita e Legend, Labyrinth e Dark Crystal. Per qualche anno Forgotten Realms fu il mio “setting of choice”, l’ambientazione di default in cui poter essere il “guru” assoluto del branco. In seguito l’uscita della seconda edizione di AD&D portò con se diverse nuove ambientazioni che a vederle oggi erano tutte interessanti. Mentre FR affondava (tra retconning vari di moduli come Bloodstone e i romanzi di Salvatore), Carl Sargent, che è tuttora uno dei miei scrittori preferiti rilanciò un Greyhawk gritty e low-fantasy devastato dalle guerre in quel capolavoro di scatola che è From The Ashes (e il un po’ meno superlativo “City of Greyhawk“). A cavallo della pubblicazione del PHB uscì anche Spelljammer, forse un po’ troppo maturo (leggi “vecchio”) per i miei gusti di allora e Ravenloft, ispirato alla classica avventura di Weis/Hickman, e così via. Due setting però in particolare meritano menzione almeno per quanto riguarda la mia esperienza di gioco, due setting che collezionai e lessi cover to cover dalla prima pubblicità al più ignobile gadget o gioco di carte – Dark Sun e Planescape.

Tuttora credo che Dark Sun sia una delle piu belle ambientazioni di AD&D. Libero dagli stilemi tolkieniani che hanno travolto il D&D post-Gygax (che comunque continuo a vedere più legato a un fantasy patchwork di classici pulp alla Leiber, Moorcock, Dunsany, Ashtom Smith ecc.), Dark Sun aveva a mio avviso un potenziale immenso su tutti i livelli, ridotto poi in merda dal suo stesso autore con una serie agghiacciante di romanzi. Ricordo che giocammo la prima avventura, “Freedom”, più o meno nel periodo in cui iniziai a leggere i libri. Un’esperienza nuova visto che non ebbi mai modo di giocare la vecchia Dragonlance. Non sto ad elencare i motivi perché trovassi Dark Sun così coinvolgente, diciamo solo che trovavo stimolante l’idea di questo enorme mondo al collasso. Fu in questo periodo che forzai molto la mano sul gioco di ruolo al di sopra del bieco gioco di avventura ipercinetica e di ricerca che tanto è in voga oggi negli appassionati di OSR. Dark Sun, nonostante le arene e l’enfasi sul combattimento feroce e sulla sopravvivenza, fu il nostro banco di prova per uno stile di gioco molto più interpretativo e soffocante. Fu un vero punto di rottura e un grande passo avanti verso uno stile di gioco tutto nuovo, del quale senza modestia, mi fregio tuttora di avere introdotto almeno nella mia zona. Va considerato che sta roba accadeva poco prima dell’arrivo del fenomeno di Vampiri, quindi posso dire che fummo su questo decisamente precursori. Anni dopo, fui costretto a vendere buona parte dei manuali per finanziare un progetto, ma ancora tengo a cuore questa ambientazione.

Con Planescape ci fu una lunga, dolorosa e complessa storia di amore-odio. Dovete sapere che quando comprai il mio primo manuale di AD&D (il DMG costina arancione) provai subito una sorta di attrazione quasi morbosa per il concetto di piani esterni di esistenza. Il Monster Manual poi aveva una serie di disegni di creature mostruose in stile simile ai woodcut medievali, chiamati demoni e diavoli, alcuni di livello di potere inimmaginabile. Il Monster Manual II parlava anche di circoli di potere, cerchi taumaturgici, e introduceva gli angeli : i cosiddetti Deva. Sin dai primi giorni in cui approcciai il gioco fantasticavo di campagne lunghissime che si sarebbero evolute attorno ai personaggi che sarebbero eventualmente entrati in conflitto con queste creature immensamente potenti. Negli anni che precederono l’uscita di Planescape, l’analisi di questa feature dell’ambientazione standard proseguì e cominciai a raccogliere tutti gli articoli (compreso la  famosissima analisi di Greenwood sui Nove Inferni) e i supplementi (come Queen Of The Demonweb Pits, Tales From The Outer Planes, Throne Of Bloodstone ecc.) che parlavano di “piani di esistenza”. Fu una ricerca affascinante perché mancava di un vero e proprio collante tra tutti questi tasselli e cominciai ad organizzarmi per giocare alcune avventure proprio in un’ambientazione ibrida tra quella terrestre e quella di ricerca nei piani di esistenza, grazie soprattutto al bellissimo Manual Of The Planes di Jeff Grubb che straripava di idee e concetti da esplorare. Prendi un po’ dagli artifacts del DMG, un po’ dai trafiletti sulle evocazioni ecc. tutto stava prendendo forma. L’uscita di Planescape travolse improvvisamente tutti i miei piani. Le prime immagini che si vedevano sulle riviste mostravano scenari apocalittici di città aliene in rovina che superavano persino le mie ambizioni. Quello che si vedeva dai pochi preview era più che fantastico. Attesi con ansia l’uscita della scatola e quando giunse al negozio locale, ero in trepidazione. Se c’era una cosa sicura è che sarebbe stata il nuovo “setting of choice” per gli anni a venire. Alla prima seduta seguente annunciai di aver preso il box e avvertii il resto del gruppo di non leggerlo assolutamente perché di li a poco avremmo generato i PG. Purtroppo arrivai tardi. Un altro giocatore non solo se l’era letto tutto ma aveva anche già iniziato a scriverci sopra materiale. Ouch! Lo stile un po’ fiabesco, un po’grottesco, colmo di humour “tongue in cheek” come si suol dire, non è che mi convincesse moltissimo. Lasciai che questo mio amico prendesse le redini del gioco. Seguirono alcune sessioni decisamente insipide, terminate con uno sgarro molto grave che mi fu fatto all’epoca e del quale non parlerò nel dettaglio. Continuai comunque a collezionare tutto quel che usciva e credo avessi per un periodo tutto quello che era mai uscito, a partire dai poster alle pubblicità promozionali della GenCon, al gioco di carte Blood Wars, e così via. Anche questo setting fui costretto a venderlo in blocco per una discreta cifra per lo stesso motivo per il quale mi liberai di Dark Sun. Ebbi modo di giocare un po’ a Planescape in seguito e per quanto non fosse in linea con quelli che erano i miei canoni estetici lo trovo ancora un buon setting, sicuramente coraggioso.  Personalmente preferivo l’approccio apocalittico – cosmico alla Elric suggerito dalla prima concept art ma senza dubbio il risultato è stato geniale. DiTerlizzi ha dato un taglio molto specifico e personale all’ambientazione anche se non è assolutamente lo stile che avrei scelto per questo mondo se fossi stato l’art director della TSR in quei tempi.

Concludo rispondendo alla domanda iniziale. Il mio mondo preferito? Da qualche anno a questa parte Greyhawk è entrato definitivamente in prima posizione come “default” delle nostre partite e sicuramente al momento è la mia ambientazione preferita. Vuoi perché è un omaggio a Gygax, vuoi perché lo stile low fantasy dell’ambientazione post-Sargent è stilisticamente da sempre quello che più mi piace, vuoi perché è stato teatro delle nostre avventure più memorabili, vuoi perché Canonfire è una magnifica community di grognard come me alla ricerca di dettagli nascosti negli albori più remoti del gioco. Greyhawk è semplicemente la quintessenza di AD&D, nonostante Blackmoor fosse forse la più “antica” e Mystara la prima ambientazione ufficiale in Italia.

Altre ambientazioni affascinanti di altri GDR e degne di essere citate sono ovviamente il Champions Universe, l’ambientazione contemporanea e supereroistica di Champions anch’essa fino alla quarta edizione piena di curiosità e dettagli nascosti tra le pagine di dozzine di avventure (Monte Cook fece un lavoro eccezionale di raccolta nel supplemento omonimo). Diciamo è un po’ il Greyhawk del supereroistico. Il mondo di Warhammer 40.000 lo conosciamo tutti: è un mondo fantastico, originale e maestoso. Fino a qualche tempo fa non esistevano GDR ambientati in quell’universo, potrebbe valer la pena provarne uno oggi (anche se esistono conversioni per Hero System da noi testate anni fa). Citerei anche il setting di Fighting Fantasy, che con i disegni di Russ Nicholson sono quanto di più iconico posso immaginare per un fantasy “vanilla” anglosassone. Il Magnamund di Lupo Solitario ha ovviamente un posto nel mio cuore, e in parte anche il mondo classico di Warhammer Fantasy Roleplay anche se non mi piacciono per nulla i paralleli spinti in scala 1:1 con le culture medievali della nostra storia reale (russi, tedeschi, italiani ecc.). Il mondo di WH è comunque un mondo fantasy medievale “marcio” e come tale merita rispetto con le sue sette demoniache e tutto il resto. E non parliamo del layout delle avventure pre seconda edizione (vedi The Enemy Within) che sono tuttora il benchmark con il quale valuto tutto il resto.

Al momento altre non me ne sovvengono. La TdM non mi ha mai interessato al di la dei libri. Cyberpunk fa cagare, punto. La Providence o quel che l’è dove si ambientano le avventure di Call of Chtulhu mi stimola quanto una puntata di X-Factor. Poi ci sono i vari ibridi come Torg e Palladium, i mondi alternativi come quello di Ars Magica e così via. Diciamo che nell’insieme nessuna di queste mi ha mai colpito fino in fondo. Potrei dover integrare il post, però 🙂

DnD: la sfida dei 30 giorni parte 2

luglio 10, 2013 § 1 Commento

Day 2: Razza Giocante Preferita

Domanda dalla risposta semplice. In D&D come in altre ambientazioni sono sempre stato a favore degli umani sempre e comunque. persino in Cyberpunk ho sempre cercato di giocare umani quanto più possibile “integri”, ovvero puliti da impianti cibernetici. Gli umani sono per antonomasia flessibili e relativamente liberi da stereotipi che ricadono  inevitabilmente su altre razze, anche se è vero che c’è abbondante gioco oramai per creare semiumani di qualsiasi colore e status.

Se dovessi nominare un’altra razza di D&D che metto al pari dell’umano, è il mul di Dark Sun, sostanzialmente un uomo calvo dalle ossa spesse e sangue nanico. Detto ciò, ho giocato ogni razza sia in prima persone che, ovviamente, da GM. Un gradino più sotto a queste due razze anche i mezz’elfi li ho sempre trovati interessanti, come generalmente tutte le razze ibride.

Nelle ambientazioni in cui è possibile o necessario scegliere un’etnia, ho sempre preferito personaggi provenienti dai popoli piu civilizzati ma di forte cultura militare (come gli Oeridian di Greyhawk) oppure quelli marcatamente barbarici/Germanici (come i Sueliti della stessa ambientazione – anche se ci sono forti disquisizioni a riguardo).

Estratto da un intervista con Ed Greenwood

settembre 20, 2009 § 2 commenti

A DM’s job is to entertain their players (because the play sessions are eating time out of their lives), and the DM should tailor style of play and content (HOW the game is played, from casual chatter or football-quarterbacking to ham acting with funny voices and Shakespearean vocabulary or even costumes, and WHAT happens: hack and slash or intrigue and solving mysteries, urban or wilderness, subterranean or undersea, pirates or paladins, etc.).

Well, MY players loved to roleplay (acting), and so do I, so I played the NPCs to the hilt, and prepared for hours beforehand and afterwards, knowing my players wanted to find out which NPC was related to which other NPC, what scandals had gone on in this village thirty years back, and so on and on and on . . . so I gave it to them. They always wanted to TALK to everyone, and there were nights (six or seven hours of play, with a tea-and-chips-and-chip-dip break in the middle) when no player character even drew a weapon; it was ALL intrigue and roleplaying conversations, confrontations, investigations, trade dickering, and so on. Hack and slash seldom interested us (though when battle did come, all the frustrations were let loose!), and as DM I wasn’t trying to “win” any fights against PCs, so I tended to always give them initiative unless they walked into a trap or bowmen with arrows ready at, say, a city gate, but during battle I kept the pace up by demanding swift answers (like a rapid-fire auctioneer) to “What’re you doing this round? Ten-nine-eight-seven-six . . .” and they’d better blurt out something, or I’d move on. So it was almost all acting, and almost no rules. Which was great for newcomers to the game enjoying the play sessions; they were never intimidated by the thick rulebooks. If someone jumped in to defend themselves with a rule, I automatically “gave in,” and so was never seen as an adversarial DM, so we settled into a playing style that suited us. Not for everyone, but it’s what OUR group collectively wanted. Players could always DEMAND we apply rules in a particular combat or encounter or situation, and I would comply, but we tended to find doing so ate up so much time that we could have more fun “ham acting” in, that we kept such occurrences very rare and for very important situations.

Amen!

Cominciano le conversioni 3.5 – Pathfinder!

agosto 18, 2009 § Lascia un commento

pathfinder-rpgOvviamente la Wyrd, che aveva annunciato in pompa magna la release del regolamento per il 13 di Agosto (ormai è settembre e ancora non hanno fissato la data di release dell’edizione italiana, che gran professionisti) non ha ancora spedito i manuali che abbiamo ordinato a metà Luglio. Magari, potrebbero anche averli spediti, ma sul sito è impossibile capirlo, non c’è scritto nessun aggiornamento di stato salvo un “ordine confermato” fermo li da settimane – il risultato rimane lo stesso: non so ancora quando avrò il manuale. Nessuno ha poi pensato a inviarmi anche solo via e-mail il numero di tracciabilità del pacco. In altre parole siamo in attesa e vediamo se in futuro questa casa editrice deciderà di cambiar pelle. Io sicuramente da loro non ci compro piu nulla.
Visto che rimarrò in ferie ancora per poco, ieri ho comprato il PDF direttamente dal sito della Paizo – tecnicamente lo stesso che arriverà gratis assieme al manuale per cui ho tecnicamente buttato via dei soldi. Ma cosa posso farci, non posso aspettare come un pirla che decidano di mettere il PDF online. Sapendo che i clienti stanno aspettando il libro, se non altro avrebbero dovuto caricarlo su un sito tipo Megaupload o Rapidshare e mandare il link ai pochi poveracci che hanno fatto l’errore di ordinarlo da loro.

Finito il rant, parliamo di cose serie. Questa sera ho cominciato la conversione di alcuni PC/NPC al nuovo regolamento. Partendo la Riflessi Mentali (la campagna di Forgotten Realms) e proseguendo su Vento e Fiamme e la neonata Squarci di Morte (entrambe per Greyhawk).In aiuto ad altri folli DM come me (notare che gli arbitri non si chiamano piu DM ma GM – GameMaster) viene il manualetto di conversione gratuitamente scaricabile dal sito (in questi giorni il sito è sotto un notevole carico potrebbero volerci alcuni minuti) della Paizo. Oltre al manualetto è disponibile anche una preview gratuita del bestiario (che carine le icone dei mostri!).

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