13-14 Reaping, 596 CY – (Ulnar, mente e spirito)

Maraven. Un covo di pirati. Sembra una città ripulita dalla feccia e in stato di guerra a giudicare dal numero di soldati presenti. Ulnar è inquieto. Più si avvicina a Dyvers più sente un senso di gelido vuoto che soffoca il suo stato di strano ed irreale torpore. Dopo aver posato gli zaini alla stazione di posta, la Compagnia del Drago Nero si dirige verso una locanda sul porto conosciuta da Yngwild. Ulnar vede seduto ad un tavolo un Rover della Gnarley. Non è nella condizione di fare conversazione con qualcuno che vedendo il suo volto, lo scambierebbe per un nemico. Indica a Mika il guardiano seduto al tavolo. Lo Sciamano lo riconosce come un vecchio compagno e lo raggiunge. Kay intanto incontra uno strano individuo androgeno che gli chiede di giocare Skyblade ai dadi. Kay sussurra ad Ulnar in un orecchio che si tratta di Erevan Ileaere, colui a cui Kay ha vinto Skyblade a carte circa vent’anni fa. Non un essere comune. Una divinità. Inizialmente Ulnar è incuriosito dal personaggio e dalla situazione al limite dell’assurdo che un tempo avrebbe colto appieno. Il pensiero e l’interesse svaniscono in breve tempo. Non si sente a proprio agio. L’incombenza del passato che lo attende lo logora. Decide di andare via dalla locanda. Kay lo segue. I due vengono aggrediti sulla strada da quattro briganti. Ulnar è assente. La mente vaga altrove e preferisce non intervenire. Kay risolve la situazione in breve tempo e i due tornano alla stazione di posta. Ulnar passa la sua ennesima notte insonne all’esterno, sotto la pioggia incessante. Prende dimestichezza con le nuove spade. Tenta con la disciplina marziale delle armi di trovare concentrazione per liberare la mente dagli incubi. La mattina il gruppo parte all’alba alla volta di Dyvers. La pioggia continua senza sosta. Arrivano in città verso sera e decidono di recarsi in una taverna conosciuta da Rakali, vicino all’isola su cui sorge la loro vecchia casa. La città governata dal Magister Larissa Hunter, vive un momento complicato. Le tensioni sempre più forti con la città di Greyhawk, le voci sulla riannessione a Furyondy e sopra ogni cosa il pericolo di invasione da parte degli Orchi delle Pomarj, sono una seria minaccia alla fiera libertà e al forte civismo, vanti della città dalla sua indipendenza. Ulnar un tempo amava questa città. Mare, oro, vele e freschezza la caratterizzavano. Si è sempre sentito libero e a suo agio qui. Ora non più. Questo nei suoi ricordi è il luogo dove il suo incubo ha avuto inizio. Il disagio e le sensazioni negative crescono in lui. Si confida con Mika che gli dice di sentire le stesse cose. Ulnar chiede a Mika con voce rotta, quasi impaurita, di stargli vicino quando andranno alla casa, perché teme di perdere il controllo. Un mendicante, guardando il gruppo, sussurra ad un ragazzino qualcosa e questo corre via. Kay Demon è in città e la cosa non può passare di certo inosservata. Sia Ulnar che Kay vedono e capiscono quanto accade. Interrogano il mendicante. Questo impaurito da Ulnar, singhiozza che deve riportare ogni informazione all’ Alleanza, la potente organizzazione che gestisce il malaffare in città. Gli chiedono della casa sull’isola e vengono a sapere che la dimora è chiusa e non accessibile dai tragici eventi di tredici anni fa. Kay spiega al mendicante di essere in fuga da Greyhawk e gli chiede di riportare questo all’ Alleanza. Spera che serva a non avere troppi problemi, anche se é consapevole che questi lo raggiungeranno al più presto. Prima di andare in taverna Mika chiede di fare una sosta al tempio locale di Istus. Sente il bisogno di pregare per avere risposte alle sue inquietudini. Ulnar rimane stupito dalla aperta presenza di chiese e templi di culti demonaici e di Nerull, mentre la carrozza attraversa la città. Durante la meditazione mistica nel santuario dedicato a Istus, Mika ha una visione che lo trasporta nel gelo e in incubi di creature non morte. Il suo corpo diventa ghiacciato e tremante. Mika è così provato che fatica a camminare. Si appoggia a Ulnar e Wargan per uscire dalla chiesa e salire sulla carrozza. Ulnar cerca di dare conforto all’amico. Yngwild si trasformata in un gabbiano con una naturalezza che lascia tutti affascinati e vola ad esplorare l’esterno della casa. Torna dall’ispezione e racconta di un vortice gelido magico intorno all’abitazione. Ulnar rimane impietrito da quanto descrive la donna. Il senso di inquietudine si fa concreto e diventa disagio e freddo dolore. Meredoth. Il suo nome e il suo volto sono nella testa di Ulnar da quando è arrivato a Dyvers. Dopo quanto visto da Yngwild, tutto diventa reale. È il momento di immergersi nel suo oscuro passato. È il momento di affrontare i demoni della sua non vita. È il momento di respirare il gelido freddo del suo carnefice.

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