Fiaba vs Fantasy pt. II: D&D vs Vampiri

marzo 10, 2009 § 8 commenti

Vampiric Dungeon

Un paio di giorni fa stavo leggendo un articolo su Frank Miller in cui si citava una frase che disse durante un intervista alla radio: “Ci si sta muovendo verso un livello di realismo eccessivo. I supereroi dovrebbero essere personaggi fantastici e di proporzioni eroiche. Non mi interessa vedere il sudore sotto le ascelle di Superman, voglio vederlo volare!”. Una frase strana questa, pronunciata dalla bocca di uno scrittore che ha dato uno spessore cosi reale a Batman (tant’è che lo considero un suo padre al pari di Bob Kane), che ha iniettato piscopatici, puttane e eroinomani nel mondo di Daredevil.

Non posso dirmi pienamente d’accordo con questa affermazione. Credo che Miller abbia un po’ travisato il problema. Io non voglio dover scegliere tra il poter vedere Superman calato un un ambiente reale, con la barba che gli cresce giorno per giorno (grazie John Byrne per queste chicche) oppure il vederlo sollevare un lago ghiacciato con il suo super-soffio. Io voglio avere entrambe le cose. Sapere che Superman è un dio calato nel mondo degli umani, vederlo in abiti diversi dal costume e dal cappotto, magari in pantaloncini che corre nel parco all’inizio di una storia, è un valore aggiunto immenso. Quando Byrne (sempre lui) prelevò i Fantastici Quattro dal loro mondo di plastica per calarli in un mondo reale, dove Mr. Fantastic prepara l’albero di natale e la donna invisibile si allaccia i capelli mentre cucina, ho capito che questo era necessario farlo anche in una partita di D&D.

Senza eccessi s’intende.

Eppure dev’essere chiaro che le armature di metallo pesano. Che è pressochè impossibile scalare il fianco di una montagna fitta di rovi in armatura da cavaliere senza fermarsi ogni cinque minuti a prendere fiato, Che le armature scottano sotto il sole. Che una calavata di dodici ore ti spacca la schiena. Dev’essere chiaro che i personaggi devono mangiare, che hanno una famiglia o degli affetti con cui possono essere ricattati, che il loro obiettivo nella vita non è uccidere tutto quel che trovano. Che forse la guardia del corpo del chierico di Bane che hanno macellato a sangue freddo aveva anche sei figli giovani, che doveva mantenere facendo il lavoro che gli era stato chiesto.

Detto questo apro una parentesi: credo che alcuni giocatori tendano a creare personaggi troppo completi… per i quali non c’è spazio di crescita in gioco. Soprattutto si rischia di creare personaggi che hanno un obiettivo troppo definito, e che una volta raggiunto, non esiste motivo per cui debbano rimanere in gruppo. Che fine hanno fatto gli elfi che fuggono dalle foreste, i contadini che fuggono dalle campagne… per il solo gusto dell’avventura? Per l’emozione del pericolo?

Aggiungere sfumature di grigio a una campagna è a mio avviso indispensabile. Indispensabile a far brillare piu chiaramente gli atti eroici, a rendere ancora piu strabilianti le cose incredibili che accadono in un mondo fantasy. A rendere gli eroi ancora piu eroici. Qualcuno ha storto il naso quando il divertimento delle vecchie avventure nei dungeon è scemato via via verso un tipo di gioco sempre piu complesso, sempre più gremito di storie d’amore, di storie a tre dimensioni, si “seghe mentali”. Dragonlance è stato il primo passo verso un fantasy “romantico”, che ha soppiantato brutalmente il gruppo d’avventurieri con la pertica di tre metri che andava a far razzia di vermi iena e pantere distorcenti nel dungeon a pochi chilometri dalla città.

A metà degli anni ’90, a impennare questo trend è stato il boom di Vampiri, gioco per il quale ancora oggi provo una certa avversione, ma al quale devo riconoscere alcuni meriti (ovviamente travisati dal 99% dei suoi giocatori). Finalmente giocatori che credevano impossibile fare buon gioco di ruolo in D&D si sono dati allo sviluppo di storie realistiche e complesse, una cosa che ancora non ho capito, perchè non pensavano di poter fare in D&D. Avevano davvero bisogno di un ambiente metropolitano “reale” per creare personaggi reali? Sono capaci di giocare d’interpretazione solo se il loro PG può andare a compare una cassa di coca cola al 7/11 sotto casa?

Negli ultimi anni purtroppo, ho anche visto una forte controtendenza, in cui i giocatori di D&D diventano sempre più stupidi e legati al gioco alla “World of Warcraft”, in una assurda lotta per allontanarsi sempre di piu dai giocatori “segaioli” alla Vampiri. Per quanto capisca il desiderio dell’anti-trend, e per quanto non capisca l’elitarismo intellettuale del giocatori del World of Darkness, mi rendo conto che in questo modo nessuno ci guadagnerà realmente. Si sono create due scuole di pensiero alterattanto idiote. Avere un sistema di gioco orrendo come quello di Vampiri non è una scusa per elevarsi a un livello piu alto di interpretazione. E’ un modo per legarsi ancora di più ai clichè, e di conseguenza all’incapacità di vedere obiettivamente il bene nei due sistemi eternamente opposti. Ma i giocatori di vampiri sono cosi scarsi che se decontestualizzi i loro PG non sono piu in grado di interpretare un personbaggio? Non sono capaci di cogliere una sfida del genere? Mi spiace stronzetti, ma non siete migliori di quelli che giocano al piu becero D&D limando sulle classi di prestigio e sui talenti piu forti.

Io vorrei giocare a D&D come i giocatori di Vampiri giocano a Vampiri. Magari senza le puttanate Goth, ecco, però ci siamo capiti. Io ritengo un buon giocatore uno che sappia interpretare un personaggio qualsiasi in qualsiasi setting, e giocarlo come se fosse lui stesso, come se fosse il miglior personaggio del mondo. Gli inesperti non sono capaci di giocare un personaggio che non sia generato da loro stessi, nel loro setting preferito. Un attore non sempre sceglie la sua parte. Certo ci sarà quella in cui si trova più a proprio agio, ma se deve interpretare un personaggio completamente opposto a se stesso, e se è davvero bravo, lo farà al meglio e se ne compiacerà pure.

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§ 8 risposte a Fiaba vs Fantasy pt. II: D&D vs Vampiri

  • solidtom ha detto:

    Ah beh sono d’accordo su tutto.
    Sono cose che vado ripetendo da anni.
    Ottima sintesi.

  • Ale ha detto:

    ***Applausi***
    Ottima analisi, come sempre condivido!

  • Ursha ha detto:

    In realtà spesso il problema IMHO non sta nel sistema, ma nella maturità dei giocatori e nella responsabilità del master, che deve provare a non rifilare il solito brodo solo perchè ha sempre funzionato.
    Io ho visto il mio gruppo (prima di essere costretto ad abbandonarlo causa impegni di studio) evolversi da semplice esplorazione di dungeon con la pertica, ad avventure di intrigo nei forgotten realms, ad avventure metropolinae nel ventesimo secolo dopo il collasso dell’universo, ad avventure nella pseudo italia medioevale di Kata Kumbas dove fame pestilenza e prostituzione possono essere altrettanto pericolosi dei bruti e draghi che infestano le caverne, il tutto restando sempre D20.

  • malleus81 ha detto:

    Non posso che essere d’accordo, il mio unico commento è che ci sono avventure ed avventure.
    Master e giocatori devono essere ben consci di cosa vogliono dall’avventura.
    Ci sono avventure epiche nelle quali magari fa piacere a tutti sorvolare su dettagli della vita quotidiana e altre avventure più reali nelle quali il bello sta proprio nel curare ogni piccolo dettaglio.
    Io penso che un giocatore che cerca un gioco realistico non si divertirà molto con altre persone che giocano un’avventura epica e vice versa.
    Le migliori avventure secondo me sono quelle equilibrate(come di ce anche Mick) dove epicità e realismo si compenetrano per creare qualcosa di superiore.



    nella frase: “Che forse la guardia del corpo del chierico di Bane che hanno macellato a sangue freddo aveva anche sei figli giovani, che doveva mantenere facendo il lavoro che gli era stato chiesto.”
    Mi sento tirato in causa… o sbaglio??? 🙂

  • Lucio Gozzi ha detto:

    Concordo su praticamente tutto.
    Sebbene ci siano fasi del gioco ove l’abbondanza di dettagli debba essere assottigliata, D&D è storicamente bistrattato dall’opinionismo ruolistico quando si tracciano paragoni con Vampiri. Lo storyteller system, orpello funzionale e non ‘regolamento’, lascia più tempo al roleplay, e le pretese ‘impegnate’ implicano una maggior dedizione all’interpretazione per riempire il vuoto che vampiri lascierebbe.
    Sostengo pienamente che DM e giocatori dovrebbero percepire il fantasy come un mondo più reale e pericoloso di una smeplice passeggiata power-leveling ed epica, e ciò sta largamente nella sensibilità dell’arbitro e nella disponibilità del giocatore, esendo impossibile scrivere regole per ogni aspetto della vita, trasducendo in gioco. Chiaramente, le regole possono dare il giusto indirizzo anche sul fronte del roleplay, ma la resposabilità ultima è in chi si siede al tavolo di gioco.
    Ahinoi, il trend odierno di D&D è ancor più ‘miniatures’ di prima. Alla Wizard servono soldi, in fondo.

  • Mick ha detto:

    @Ursha sono d’accordissimo, in realtà anche nel GDR è necessario esercizio, man mano che si gioca o ci si evolve o si collassa. Ci sono anche persone che continuano a giocare allo stesso identico modo per anni ma di solito si aggregano, vedono che tira una brutta aria, e poi si distaccano in fretta.
    #Malleus anche qui concordo, bisogna accordarsi sullo stile che si vuole, ma come abbiamo visto, io personalmente sono uno di quelli che predilige lo storytelling alle meccaniche pure. Anche se ho calcato la mano sul regolamento ultimamente l’ho fatto solo perchè volevo capire fino in fondo il regolamento – non mi piace metter mano in un sistema che non conosco, sono un perfezionista. Comunque, il Gioco di Ruolo senza ruolo ha poco da dire, difficile trovare grandi differenza con i MMORPG se manca quella componente.
    @Lucio è anche possibile alleggerire il d20 senza dover per forza affrontare il terrificante Storyteller. Cmq concordo anche qui, sulle miniature – e mi ricollego al discorso di cui sopra: meglio giocare una bella partita a un gioco per PC piuttosto che fare le stesse cose al tavolo coi dadi alla fine dei conti. Comunque le cose si aggiustano spesso da sole, se il master trascina il gruppo ad approfondire le storie e le piscologie dei PG difficilmente non verrà seguito.

  • Said77 ha detto:

    Mai sentito un’analisi tanto profonda del “futile” gioco di ruolo… Non masterizzavo più AD%D 2.5 da 8 anni per questo motivo. L’anno scorso ho scritto un libro e ho iniziato a masterizzare utilizzando la storia del mio libro e se sono solo 5 sessioni che ho iniziato nuovamente a masterizzare i miei ex-commilitoni di D%D stanno approvando tantissimo la nuova mentalità di master e devo dire che anche loro stanno migliorando il gdr per ora ambientato nel Cormyr e non in un fottutissimo supermarket alla “True Blood”

  • Mick ha detto:

    Apprezzo davvero tantissimo questo commento, buona fortuna per le prossime sedute. Se hai intenzione di trascrivere le sessione su un sito sarei curioso di vederle! A proposito di che libro si tratta?

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