Onomastica in D&D

febbraio 26, 2009 § 6 commenti

Alfabeti di Forgotten Realms

Alfabeti di Forgotten Realms

Uno degli argomenti più trascurati nella corretta costruzione di una campagna di D&D, è a mio avviso lo studio e la cura dei nomi propri di luoghi e persone.

Sia Greyhawk che Forgotten Realms hanno, nei relativi manuali base, definite alcune linee guida per generare nomi dei personaggi che popolano rispettivamente Oerik e Faerun. Anche se gli stessi padri di questi mondi a volte hanno deviato leggermente dai binari, è facile identificare un nome partorito dalle menti di Gygax o da Greenwood. Gygax, con i suoi giochi di parole, coi suoi oscuri anagrammi, ha generato nomi con un suono tipicamente Greyhawk-iano. Erik Mona, per esempio, nello sviluppo della adventure path Age of Worms ha fatto, a mio parere, uno splendido lavoro nel cercare di catturare il ritmo e lo stile dei nomi di questo che è  il piu classico tra i mondi di D&D. Anche se non esistono reali influssi geografici in Greyhawk se non per l’estremo occidente dei sultanati o la pensiola di Rhizia, è immediatamente chiaro quando un nome rientra nello stile del mondo. Sental Nuerv, Nosnra, Robilar sono nomi dal suono squsitiamente Oerthiano.

Mentre su Greyhawk, probabilmente grazie alle sue nobili origini, gli sviluppatori ci sono andati sempre coi piedi di piombo nella generazione dei nomi che non fossero troppo fuori tema, purtroppo non si può dire alterettanto per Forgotten Realms. Greenwood ha avuto una dote innata di creare personaggi dai nomi credibili e relativamente consistenti fino a quando è stato l’unico a metter mano al suo mondo. Di materice Tolkieniana ovviamente, ma pur sempre consitenti. Purtroppo, nonostante alcune lodevoli eccezioni (Jeff Grubb prima, Eric Boyd, Steven Schend con i suoi splendidi Cormanthyr e Lands of Intrigue poi [se non li avete letti per favore, scaricateli gratis ufficialmente da qui e fatelo!]) pare che gli altri autori che hanno deciso di creare nuovi personaggi nei Reami non fossero altrettanto abili. Nessuno pretende uno studio lingusitico minuzioso e dotto ai livelli di Tolkien, eppure alcune linee guida che aiutino a far si che le sillabe dei nomi propri, il loro suono, siano per lo piu simili per area geografica, dovrebbero essere obbligatorie, almeno per rispetto verso i creatori dei setting.

Per fare un semplice esempio: appurato che tutti noi ci aspettiamo che gli abitanti del Mulhorand abbiano nomi dal suono “Egiziano”, non vedo per quale motivo questo concetto non si debba pplicare anche per il Cormyr, per le Dalelands o per Waterdeep. Credo che debba essere chiaro, al solo suono del nome, quando un personaggio proviene da uno o dall’altro stato. Magari con le eccezioni dei luoghi di frontiera. Alle nostre orecchie il nome Fritz suona come tedesco, Jean Claude francese e Emil Blonski russo, ma qualcuno mi sa dire al se Zrie Praxis viene dal Chondath, dal Cormyr  o da Baldur’s Gate? Forse non sembra cosi importante a primo acchito, eppure che credo a volte la capacità di un mondo di uscire dalla carta dipenda anche da questi concetti fondamentali.

Purtroppo pare che tutto il continente occidentale del Faerun sia un grosso calderone di fanta-antroponimia completamente impazzita. Sono sicuro che alcuni di questi concetti siano chiari nella mente di Greenwood, ma alcuni autori hanno fatto davvero quel cazzo che gli pareva con la consistenza del Faerun in vent’anni di romanzi. Primo fra tutti il grande macellaio: R. A. Salvatore. Solo pronunciarne nome mi manda in bestia… accettati due nomi splendidi dal sapore nordico come Wulfgar e Bruenor, qualcuno mi vuol dire che cazzo di nome “vichingo” è “Catti Brie”? Come si pronuncia, alla francese come il formaggio? Per quale motivo un barbone cencioso nato nei ghetti di Calimport si chiama Artemis Entreri, con un SUO cognome, come se fosse di nobili origini? Accettato che Drizzt sia un nome tipicamente drow, per quale motivo i casati di Menzoberranzan hanno nomi che sembrano generati casualmente dallo scarabeo? Non dovrebbero essere tutti contorti e pieni di “z” e alitterazioni? Ma il più orribile di tutti… è ancora impresso a fuoco nella mia mente… come gli è venuto in mente di creare un personaggio che si chiama Roddy McGristle? Da quale incubo l’ha pescato Salvatore, da un romanzo di Stephen King? Semplicemente non puoi usare il prefisso “Mc“, perchè non esiste un contiente “scozzese” nel Faerun… (è però da citare un numero di Dragon in cui si creava un parallelo tra il Faerun e i paesi del mondo reale: Vaasa/Finlandia, Dalelands/Canada, Sembia/USA, Chondath/Italia e cosi via, purtroppo non ricordo bene il numero. In ogni caso le corrispondenze erano molto blande e non credo fossero applicabili piu di tanto per quanto riguarda l’antroponimia). Vorrei capire davvero con quale criterio genera nomi assolutamente casuali…

Un sistema di onomastica molto curato lo si può apprezzare nel ciclo della Legione Perduta di Turtledove. D’altronde Turtledove è davvero minuzioso nello studio e nella ricerca in tutti i minimi dettagli che vanno dalla religione all’architettura alla toponimia. Peccato come scrittore sia un cane. Dimostrazione che a volte anche la migliore strutture è inutile, se il master non ha idee.

Detto questo invito sempre tutti a pensarci due volte prima di copiare i nomi da un personaggio della TV, o da un fumetto o un romanzo. Anche se il suono è piacevole, contribuisce a sfatare il senso di realismo e immersione nel setting, soprattutto quando gli altri giocatori conoscono la fonte da cui è stato preso. Tutti noi abbiamo avuto personaggi che si chiamavano Conan o Elric o Corum, ma queste sono cattive abitudini che un giocatore esperto dovrebbe lasciarsi alle spalle con il passare degli anni.L’ultima campagna che giocai nel 2000 vedeva anche due personaggi che si chiamavano Yyrkoon e Wulfgar. Mah.

Come linaa guida, direi che i PG di umili origini dovrebbero avere solo un nome proprio (con assonanza ad altri della stessa regione) e identificarsi per il nome del proprio villaggio di nascita. Solo i nobili dovrebbero avere un cognome vero e proprio o il nome di un Casato. Per elfi e nani spesso queste regole sono ben dettagliate ma sui nomi umani c’è grande confusione. Sarebbe utile pensare anche chi, nel mondo fantasy in cui si gioca, si prende cura di tenere i registri con il suffragio degli abitanti della nazione (in FR, è facile che questo sia un compiuto affidato ai sacerdoti di Oghma o Lathander, i secondi per lo più perchè immagino che siano in prima linea sul fronte delle nascite e nell’assistenza ai parti).

Purtroppo, nonostante gli sforzi, ci sarà sempre lo stronzo che si presenterà al tavolo di gioco con il PG che si chiama Power*, Mimmo, Capitan America* o Asterix. E’ sempre piu difficile per me resistere alla tentazione della punizione corporale per questi soggetti. Personalmente ho messo un veto già da qualche tempo: nomi idioti = no.

Ovviamente questi concetti valgono anche per i nomi di luoghi e cose. Consistenza geografica, con influssi culturali/religiosi bene in mente.

Un ultimo spunto di riflessione è: perchè nei mondi fantasy, è quasi impossibile trovare PNG con nomi uguali? Eppure tre quarti dell’Italia utilizza gli stessi trecento nomi propri… quanti Matteo, Marco, Riccardo, Gianni ci sono in Italia? Pare che sia una cosa che sono George R.R. Martin ha preso in considerazione.

* Realmente accaduto. Sigh.

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§ 6 risposte a Onomastica in D&D

  • dndcove ha detto:

    Ottimo post, sono d’accordo con te, spesso la profondità del roleplay può essere accentuata dalla presenza o meno di elementi molto stretti con l’ambientazione, ma penso vada anche a conoscenza della stessa. Voglio dire: dipende dal gruppo di gioco, da quanta familiarità hanno con il mondo e la storia, e perfino dal DM. Tanti gruppo “sorvolano” la parte storica dei Reami per esempio, inserendo elementi diversi da quelli canonici e anche stravolgendo tutto… La cosa che fa piacere ad un DM spesso è vedere gli stessi giocatori che si uniscono al tavolo da gioco chiamando il proprio PG “Asterix, Mimmo ecc…” evolversi con il passare delle sessioni e acquisire consapevolezza dell’ambientazione, giocando di conseguenza. Di solito, non passa troppo tempo prima che cambino il nome del PG 🙂

  • ToM ha detto:

    Una cosa, l’onomastica/toponomastica, a cui ho sempre prestato la massima attenzione, forse per la mia “formazione” tolkieniana (e lui, l’hai già detto tu, è stato prima filologo e splendido creatore di mitologie e culture, poi -mediocre- scrittore).

    In particolare io pure avevo notato il problema delle “molte mani” nei Forgotten Realms, e di come, salvo nani ed elfi che hanno nomi ben riconoscibili tutto sommato, gli altri siano stati assegnati in maniera del tutto casuale.

    Io spesso affibbio ai personaggi miei e dei miei giocatori (sì, quasi sempre il nome lo decidiamo insieme – o meglio lo suggerisco io) nomi “composti”. Un nome proprio ed una specie di “cognome”, spesso in inglese, che sia un epiteto esornativo più che un patronimico.

    Quindi abbiamo Damien Daredragon, Randall Ravensblood, Gaidon Darkmane, Tristan Crownsworth, Blazanar Claoudcrack, Evander Isenhart.

    Per i nomi elfici e nanici, quasi sempre mi ispiro ai nomi Sindarin o Quenya Tolkieniani, e in questo caso il secondo nome E’ un patronimico, dal momento che possiamo supporre che in enrambe le società le famiglie o i clan abbiano un ruolo assai più importante che in quella umana, contraddistinta peraltro da generazioni più brevi e da continui spostamenti territoriali.

    Altre razze, come gnomi o halfling (lo ammetto, per me poco interessanti) seguono linee guida simili, rispettivamente, a nani e umani. Mi ispiro principalmente sempre a Tolkien, cercando di dare a entrambi nomi buffi o per complessità e cacofonia o per effetto di contrappasso (es. halfling con nome altisonante).

  • Mick ha detto:

    Quest’ultima affermazione è vera e sacrosanta. Il compito del DM è spesso più profondo di quanto si immagini. A volte i gruppi sis fasciano perchè il DM è troppo distante, e non riesce ad immergere i giocatori nel mondo abbastanza da fargli prendere il gioco sul serio. E’ una grande soddisfazione vedere che i giocatori che si siedono al tavolo con un’idea molto leggera del gioco si immedesimano sempre di piu nei PG, adattandosi allo stile dell’avventura.
    Credo però che nonostante il problema non stia nel fatto che molto DM customizzino i FR per adattarli alle proprie avventure. Dopotutto è un mondo fantasy aperto, e nel GDR la fantasia non dovrebbe avere freni. Eppure credo che sia necessario seguire certe regole di logica quando si fanno queste scelte, non necessariamente legate al “realmslore” (inteso come conoscenza “accademica” dei reami). Se c’è un popolo di Thri Kreen nel centro del Cormyr, e nella tua campagna questo stato è presente da migliaia di anni, allora è lecito pensare che le thri kreen del Cormyr avranno se non altro nomi molto simili (oltre all’impatto che questo avrebbe con la cultura della nazione… ma questo è un altro discorso). Sto parlando di linguistica pura per adesso.
    In ogni caso sono dell’idea che il concetto originario dei FR sia stato cambiato notevolmente nel corso degli anni. Ho intenzione di scrivere un post su questo a breve, e su come credo che una campagna di FR dovrebbe evolversi…

    • malleus81 ha detto:

      Secondo me tutto sta nella collaborazione master -giocatore, per gettare buone basi per un buon GDR occorre flessibilità da ambo le parti, secondo mè il mster dovrebbe essre prima di tutto consapevole di quanto i Pg conostano o meno l’ambientazione, poi tocca a al giocatore desriver eun Pg che sia inserivile in essa, poi totcca al master rifinire il PG, poi al giocaore poi, poi al masrter…. e così via, anche durante l’avventura; un Pg non è mai finito finche non finisce anchje l’avventura.
      Per quanto riguarda i nomi è la stessa cosa: il master propone al giocaroe una lista di nomi adatti, il Pg può scegliere tra essi, oppure i è il Pg, a creare un nome su indicazione del master in modo che si accordi con la sua provenienza, la contrattazione è importantissima, come sempre!

      Comunque io non ho nulla in contrario al copiare i nomi, un nome copiato deve essere però utilizzato con discrezione, per me ci sono delle regole per copiare senza abusare:
      _bisognerebbe evitare di copiare nomi molto famosi per evitare di evocare in tutti quelli che sentono il nome l’immagine nota(personaggi famosi, divinità, luoghi).
      _un nome per copiato che sia deve essere coerente con la provenienza del Pg(non posso chiamare Moradin il mio elfo ranger!).
      _un nome copiato da un Pg o Npc già presente nell’ambientazione è valido se non è troppo ricercato, basti pensare a quante persone si chimaino Mario o Luca in Italia.

      Un buon metodo per copiare è usare nomi di altre ambientazioni o saghe o luoghi reali purchè siano in assonanza con le provenienze del personaggio, ad esempio mi piacerebbe molto chiamare Banedon un mago di Forgotten, ma dovrei prima assicurarmi che non sia in cotrasto con le sue provenienze linguistiche, per esempio se fosse un nano ci starebbe da schifo!

  • ToM ha detto:

    In un caso o nell’altro, consiglio sempre a tutti l’uso dell’indispensabile (oramai per me) Everchanging Book of Names (EBoN).

    Lo si trova qui: http://ebon.pyorre.net/

  • Mick ha detto:

    Un po’ piu complesso ma da soddisfazione: http://www.rinkworks.com/namegen/

    Purtroppo al contrario di EBoN, non ti permette di generare nomi con uno stile predefinito. O meglio, è possibile a patto che si conoscano molto bene le fondamenta logiche della linguistica.

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